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News Musicali
News musicali aggiornate il 16.10.2011.

 
 

Si Ancora una volta parliamo di un singolo estratto da “4”, l'ultimo album di Beyoncé, e si conferma l'andamento altalenante del disco legato al gradimento delle tracce via via snocciolate. Gli scarsissimi risultati di “Run the world (girls)”, peggior lead-single di sempre per la cantante, erano stati risollevati dall'apprezzata “Best thing I never had”; in seguito “Countdown” ha stemperato nuovamente l'entusiasmo, riacceso ora da “Love on top”.

Questo nuovo brano ha infatti portato immediatamente le vendite dell'album a raddoppiare in proporzione, mentre MTV ha fatto notare come l'esibizione di Beyoncé (ovviamente con questa canzone) agli ultimi MTV Awards abbia contribuito corposamente a far raggiungere alla trasmissione la maggior audience mai toccata dall'emittente. Va detto che proprio in quell'occasione la cantante ha annunciato di aspettare il primo figlio dal marito Jay-Z: naturalmente l'elemento gossip ha il suo peso, e non irrisorio. “Love on top” continua a mostrare la traversata di Beyoncé nei territori musicali che furono, essendo un concentrato di funk e Motown, discomusic, pop anni '80 e chi più ne ha più ne metta. Allegro, ballabile e trascinante, l'uptempo così costruito è svolto in modo in realtà quasi didattico con ben sei cambi di chiave, quattro dei quali negli ultimi due minuti scarsi che diventano così estremamente frenetici. Per non far sfuggire la prova di tecnica vocale e compositiva, nel video si è scelto poi di evidenziare ognuno di questi salti con un cambio d'abiti della cantante e del suo entourage di ballerini.

Onestamente non credo che “Love on top” abbia la stessa caratura di “Best thing I never had”, certamente si tratta di un brano dal sapore molto diverso e per così dire più leggero. Di sicuro è gradito al pubblico e foss'anche solo per questo rappresenta un'iniezione di fiducia che Beyoncé e l'intero “4” aspettavano famelicamente.



 


 

 
Ennesimo estratto dall'album campione d'incassi Born this way, fiore all'occhiello di Lady GaGa. Dopo l'omonima Born this way, Judas, The edge of glory e la recente Yoü and I, sarà Marry the night, il brano che apre il disco, ad essere lanciato come quinto singolo. Marry the night nasce nel 2010 dalla collaborazione dell'artista con il produttore e compositore messicano Fernando Garibay, con il quale aveva già realizzato il bellissimo brano Dance in the dark, che la stessa GaGa descrive con un prologo, una sorta di primo tempo di Marry the night. Alcuni critici sostengono come nel primo brano la cantante inizi ad avvicinarsi e a danzare nel buio e "con" il buio, mentre nell'odierno singolo se ne innamora perdutamente, fino a volerselo sposare.
Tecnicamente, il disco è una composizione di Popdance ed Electro, che si apre lentamente tanto da sembrare una ballata, ma che esplode ben presto in tutta la sua carica. Come in Judas, è presente una piccola parte Crossover, un ritmo acido, quasi Techno.

Il singolo è stato eseguito live da Lady GaGa pochi giorni fa, in occasione degli Mtv European Music Awards di Belfast, dove la Germanotta ha conquistato ben quattro trofei: Miglior artista femminile, miglior canzone, miglior videoclip (Entrambi per Born this way) e maggior numero di fans; premi che ha ritirato indossando un'eccentrica mise, con tanto di disco gigante come cappello a coprirle il volto. Ma in tutta la sua follia, la vincitrice per adesso è lei.





 


 

    Non sappiamo se è accaduto anche a voi, ma quando ho letto la prima volta che i Planet Funk si sarebbero cimentati in una cover di These boots are made for walking, sono rimasto sorpreso, essenzialmente per due motivi. Il primo è per le caratteristiche del gruppo, autentici maestri nel loro genere, ma tutti da scoprire con un brano di questo tipo, la seconda è stata perchè per l'ennesima volta viene realizzata una cover di questo famosissimo brano. Se vi piacciono le curiosità, vi posso dire che questo pezzo di Lee Hazlewood e reso celebre da Nancy Sinatra è del 1966.
Bene, da allora, quasi ogni anno, qualcuno pubblica una cover di questo brano, reinterpretandolo sempre in modo diverso, ma state pur certi che, ovunque voi siate, basterà sentire qualcuno cantare You keep saying you’ve got something for me... per vedere qualcuno andare a ritmo. These boots are made for walking è stata utilizzata, proprio per la sua popolarità, in spot, telefilm e ovviamente film, primo fra tutti l'intramontabile Full metal jacket del maestro Stanley Kubrick.

Ed è proprio grazie ad un film, in questo caso l'opera La Kryptonite nella borsa di Ivan Cotroneo (regista del videoclip che vede tra l'altro la partecipazione del cast del film), che questo brano torna a far parlare di sè. La versione dei Planet funk è infatti il brano trainante della colonna sonora, album che comprende, oltre alle composizioni originali di Pasquale Catalano, anche classici come Life on Mars del Duca Bianco David Bowie e Lust for life dell'iguana Iggy Pop.

Un esperimento curioso questa cover, ma tutto sommato convincente. Il risultato è infatti molto buono, si tratta di una versione più moderna, ma che non stravolge affatto un brano ottimo e fortemente caratterizzato come l'originale.
Lo stile dance dei Planet funk viene quasi totalmente accantonato, in favore di uno stile più da cover band. Una sorpresa vera da questi ragazzi, dopo il successo del recente album The great shake, ennesima dimostrazione che il progetto Planet funk sta evolvendo continuamente. Facile immaginare che questo pezzo diventerà in breve una hit visto che è già molto programmato, ma un'occasione ulteriore per sentirla può venire proprio dal film La Kryptonite nella borsa che, per ora, non ho ancora avuto il piacere di vedere, ma che fonti autorevoli mi dicono essere davvero carino, ennesimo prodotto italiano vincente.



 

 
  Malinconico e disilluso, ma innamorato da sempre. E' così che, almeno a noi fan, piace il Blasco. Stammi vicino, traccia numero 11 di Vivere o niente, è il terzo singolo di Vasco Rossi estratto dal suddetto album, dopo Eh...già e Manifesto futurista della nuova umanità (Più l'esclusa d'eccellenza, I soliti), in rotazione radiofonica dal 4 Novembre.

Stammi vicino è una delle poche canzoni d'amore contenute nell'ultimo album: il testo del brano è stato scritto interamente da Vasco, mentre la bellissima musica porta la firma dei chitarristi Peppino D'Agostino e Stef Burns; fantastico l'immancabile assolo di quest'ultimo. Nel testo della ballata, in verità a tratti un po' banale, il rocker di Zocca si rivolge ad una figura femminile aspettata da tempo e definita quella che fa per lui, chiedendole appunto di stargli vicino, al riparo da un mondo "ipocrita, che non ha domani". Dopo le continue polemiche per l'affare Nonciclopedia, il Blasco calca nuovamente l'onda dell'album più venduto dell'anno, tutto quanto mentre I soliti vive ancora stabilmente nelle parti alte delle classifiche musicali italiane.


 


 

 
  Parlando dei Mamas Gun tutto il discorso si trasforma in un ipertesto che rimanda di continuo ad altre voci, a partire dal nome stesso della band (“rubato” ad un album di Eykah Badu) per arrivare alle influenze che venano la musicalità di questa band poliedrica ed anche multietnica pur facendo base comune a Londra. Il gioco di squadra eccellente che i cinque componenti hanno saputo creare nasce soprattutto dalla luccicante tecnica individuale unita alla capacità di modellare il proprio talento in funzione di quello altrui: tutti i membri infatti vantano precedenti corposi come turnisti per artisti e progetti prestigiosi, basti ad esempio la presenza del frontman nell'album di Erykah Badu di cui dicevamo. Il brano che ci dà oggi occasione di parlare dei Mamas Gun è “Reconnection”, singolo ricompreso nell'album “The life and soul” a sua volta pubblicato qualche mese fa. L'album è il secondo della discografia del gruppo, dopo che “Routes to riches” li aveva fatti conoscere ad un pubblico magari non sterminato ma subito conquistato dalla bravura di questi musicisti.

In “Reconnection” scintilla la capacità dei Mamas Gun di sviluppare un soul che sa spaziare dalla complessità all'allegria in modo naturale, un insieme di tante eredità che unite fra loro riescono a dare un prodotto unico e personale. Ecco allora un giro di basso che richiama (per dirne una) il Van Morrison di “Glad tidings” acquistare profondità grazie alla voce di Andy Platts ed al piano, per poi arricchirsi ancora di elementi fino a suonare carico e filante.

Nelle atmosfere create dai Mamas Gun c'è veramente di tutto, dal gospel al funk di Stevie Wonder: in un tale insieme di tessere di qualità è piacevole sia ascoltare il tutto in maniera omogenea che divertirsi a scomporre il mosaico e far emergere di volta in volta qualche profilo. “Reconnection” è a tutti gli effetti un ascolto gratificante, a mio parere la valutazione è da estendere a tutto l'album e vale proprio la pena di concedere una chance a questa band particolare e talentuosa.




 


 

 
 

Per la gioia dei tanti ammiratori di Alessandra Amoroso, è entrato pochi giorni fa in diffusione il nuovo singolo “E' vero che vuoi restare”, anteprima di un album live in uscita a dicembre che conterrà oltre a questa traccia anche altri quattro inediti. A conferma del legame diretto fra la cantante ed il suo pubblico, il titolo del singolo è stato rivelato in anteprima sulla pagina facebook ufficiale a seguito di un quiz a cui hanno partecipato i fan.

“E' vero che vuoi restare” è scritta da Federica Camba e Daniele Coro, coppia di autori di cui il cui sodalizio è saldissimo e tale è anche il legame con la cantante di Galatina: le collaborazioni sono ormai tante e l'affiatamento ottimo. Il brano è melodico e melanconico, la storia di un amore in crisi viaggia sul sostegno di archi e pianoforte dando spazio alla voce di Alessandra Amoroso che si trova perfettamente a suo agio in questo genere di interpretazione. A conti fatti non ci si allontana dalla strada conosciuta: la Amoroso è sempre più specializzata nel cantare catastrofi sentimentali dalle sonorità marcatamente tradizionali, insomma quella zona della canzone italiana che si tende a ricondurre immediatamente al Festival di Sanremo.

“Cinque passi in più” sarà l'occasione per avere un'ulteriore panoramica della produzione di Alessandra Amoroso, con un live che sarà disponibile anche corredato di dvd e che offrirà appunto queste nuove cinque canzoni agli appassionati.

 




 



 

  Si intitola Unica ed è allo stesso tempo nuovo singolo e nuovo album di un grandissimo della musica italiana, Antonello Venditti. E' difficile parlare di artisti del genere in poche righe, si tratta di artisti che hanno scritto e scrivono tuttora la storia della musica, si rischia di essere banali. L'album in uscita il 29 novembre, giusto in tempo per i regali natalizi, sarà il ventesimo costituito da inediti, un numero che da solo rende bene la maestosità e l'importanza dei quasi 40 anni di carriera del cantautore, dal debutto in coppia con De Gregori sino ai giorni nostri. Dai tempi delle esibizioni al Folkstudio di tempo ne è passato, lo stile di Venditti è cambiato profondamente da tanto tempo, quello che non è mai cambiata è l'incredibile capacità di sfornare singoli ed album di gran successo e molto diversi tra loro. Basta confrontare album come Lilly e Sotto il segno dei pesci con In questo mondo di ladri o Benvenuti in paradiso, stili molto diversi tra loro, ma come costante il dominio delle classifiche anche contro album stranieri che hanno fatto la storia della musica.
Ognuno di noi può apprezzare o meno l'artista, quello che è incontestabile però, è che chiunque conosce almeno un brano di Antonello, anzi sicuramenti diversi brani, non solo uno, questo per me è un indice di grandezza assoluta. Le sue passioni sono note, il legame con la sua città e con la sua squadra del cuore lo sono altrettanto, le centomila persone che hanno assistito un paio d'anni fa al concerto di Capodanno davanti al Colosseo ne sono una chiara testimonianza. Uno dei temi più cari al cantautore, la donna, è al centro di questa nuova produzione.

Unica, inteso come singolo, è un brano in linea con la produzione Vendittiana di maggior successo, non più il solo magico pianoforte come strumento, ma con strumenti di ogni genere, chitarre acustiche ed elettriche oppure archi. Un pezzo convincente, molto radiofonico e capace di calamitare interesse, un perfetto promo per l'omonimo album. A tal proposito è da sottolineare la strategia di marketing scelta per promuovere l'ultimo lavoro del cantautore romano. Acquistando biglietti speciali per la prossima tournèe nei palazzetti, si potrà avere uno special package di Unica, chiamato Antonello Venditti special experience con tante chicche in più, ma con un'idea di fondo molto chiara, ossia l'importanza sempre più rilevante per i nostri artisti dell'attività live, un'iniziativa da monitorare e da imitare sicuramente.





 


 

 
 


Di fatto Mario Biondi ha all'attivo due album di inediti e due live: una discografia non certo polposa, ma la classe del cantante catanese e le sue straordinarie doti vocali gli permettono a buon diritto di essere considerato fra i nomi più solidi dell'intera scena musicale. Giovandosi proprio dell'attenzione privilegiata che ogni sua uscita discografica si merita, la voce più nera d'Italia ha deciso di proporre un progetto tutto particolare, non a caso intitolato “Talent album” col quale fare da traino a talenti emergenti di varia provenienza. Il primo episodio, che anticipa di qualche giorno l'uscita dell'intero doppio disco, è il singolo “Life is everything” nel quale si mescolano armoniosamente le patinate sonorità soul cui ci ha abituato Mario Biondi e velleità più ballerine; nel complesso un'ottima traccia dalle tante sfumature, interpretata in duetto con Wendy Lewis che ne è anche l'autrice.

Quest'ultima non è proprio una sconosciuta quanto vera e propria pupilla del cantante, che ha accompagnato a lungo come corista: logico e gratificante estrarre lei come prima carta del mazzo.

Dall'alto dei numeri che in genere accompagnano le incisioni di Mario Biondi è facile prevedere che anche questo progetto sarà baciato dal successo, fra l'altro darà agli appassionati anche l'occasione di accantonare nella discografia quella “My girl” cover dei Temptations che era uscita mesi fa solo come singolo. Nell'attesa di verificare sul campo le fortune di “Talent album”, il soulman prosegue in una serie di prestigiose date internazionali (basti dire che fra una settimana si esibirà al leggendario Ronnie Scott's, a Londra).


 


 

 
  Il percorso discografico dell'ultimo album di Kelly Rowland, intitolato “Here I Am” e pubblicato quest'estate, è stato abbastanza travagliato. E' infatti piuttosto curioso che il terzo album della ex-Destiny's Child sia già arrivato al sesto singolo estratto. Nonostante sia stato pubblicato solo a Luglio. In realtà questo fatto è da attribuire alla (forse) discutibile scelta di rilasciare singoli da questo Lp già dall'estate 2010, periodo in cui la cantante americana era in rotazione radiofonica con “Commander”, in collaborazione con David Guetta.
Detto questo, il nuovo singolo della cantante americana, il cui rilascio è previsto per il 21 Novembre, sarà “Down For Whatever”, un brano che rappresenta al meglio la svolta stilistica di Kelly Rowland che la avvicinata al mondo della dance/electropop in questi ultimi anni. Il background sonoro e gli effetti elettronici presenti in questa canzone sono massicci e variegati e sono accompagnati da un buon ritmo. La melodia principale è semplice ma piuttosto cacthy mentre la voce di Kelly, modificata in qualche passaggio, alterna con buona disinvoltura e capacità parti ripetitive ad acuti ben eseguiti. Un singolo ben fatto, sicuramente adatto ai dancefloor e che secondo me non ha bisogno di particolari ritocchi o remix per essere apprezzato, soprattutto tra i più giovani.

Restano i dubbi sul periodo di tempo trascorso tra l'uscita del primo singolo e quella di “Here I Am” (addirittura a un anno), anche se tutto ciò non sembra aver condizionato molto le vendite dell'album stesso (che al momento sono comunque inferiori rispetto al suo predecessore “Ms. Kelly”). I singoli in questi ultimi due anni hanno ottenuto buoni risultati, soprattutto negli USA dove “Motivation” è diventato disco di platino, e anche l'album, nella sua versione europea, resta comunque molto interessante, soprattutto per i nomi illustri che ci sono alla produzione (tra cui spiccano il già citato David Guetta, RedOne, Alex Gaudino e Ne-Yo).